Sabato, 31 Dicembre 2016 12:33

 Riporto queto articolo di Sandro Moiso da www.carmillaonline.it del 5 dicembre 2016 intitolatoHanno pagato caro ma non hanno pagato ancora tutto.  Come avrete notato il mio titolo è certamente e volutamente in contrasto con l'originale non perché distante dalle analisi lì sviluppate ma per ricordare il motto gramsciano di pessimismo nel pensiero e di ottimismo nell'azione. Prima o poi i giovani si rifaranno sentire. Nel frattempo stiamo pagando e continueremo a pagare le nostre debolezze.Riporto per intero l'articolo.Si erano giocati tutto, convinti di vincere.Hanno stravolto i vertici delle TV di Stato per impedire qualsiasi infiltrazione di dubbi sulla bontà della loro proposta politica ed economica. Hanno contribuito a cambiare anche i direttori di testate giornalistiche della Destra per accaparrarsene i favori. Hanno mentito, falsificato i dati economici e della Storia. Hanno portato in palma di mano camorristi e mafiosi e i progetti delle grandi opere inutili che più stavano loro a cuore.Hanno insultato, denunciato, perseguitato, minacciato, coperto di infamia chiunque manifestasse il desiderio o anche solo l’idea di opporsi al loro progetto concentrazionario. Hanno promesso contratti pubblici che non contengono null’altro se non ulteriori fregature per i lavoratori. Hanno promesso denaro che non avrebbero mai avuto il coraggio di sequestrare davvero e in quantità adeguata per bonificare territori devastati da un’industrializzazione priva di regole.Hanno preso per il culo milioni di giovani, lavoratori, disoccupati, inoccupati, pensionati sull’orlo del baratro con promesse inutili, ridicole e d offensive. Hanno riportato in auge i fasti mussoliniani e cercato di ridare fiato alle leggi promulgate tra il 1923 e il 1926.1 Hanno chiamato immaturi gli elettori che non la pensavano come loro. Hanno dichiarato che in alcuni casi è preferibile l’autoritarismo ad una democrazia che non giunga a realizzare i progetti della finanza internazionale e dei suoi lacchè.Hanno mobilitato sessantottini putrefatti, lottacontinuisti venduti da decenni al miglior offerente, filosofi da strapazzo che discettando di moltitudini e populismi non hanno mai detto una parola chiara su ciò che occorreva davvero fare in questo referendum, spingendo così molti fiduciosi antagonisti a rincorrere stracci di ideologia e di bandiere come gli ignavi di Dante, senza nemmeno rendersi conto di ciò.“Hanno” ho ripetuto, non “ha”.Perché il bullo di Firenze non è stato altro che un pupazzo nelle mani di J.P. Morgan e dei grandi conglomerati finanziari. Prima di tutto questo, ancor prima che un rappresentante dell’europeismo. Sbandierato a tutto spiano per peggiorare le condizioni di esistenza e di lavoro di milioni di persone ancor prima che per rispettare alcune semplici norme di civiltà che pure in altri paesi ancora sussistono.Un burattino sempre più disarticolato, petulante, odioso e animato dalle mani di altri che, almeno questo, alla fine hanno dovuto metterci la faccia: i grandi organi di informazione, finanziari e non; i banchieri di ogni nazionalità e risma; i giornalisti televisivi e i guru dell’informazione; i padri del Trattato di Maastricht; i grandi detentori di capitali già in fuga da anni e i manager capaci soltanto di trasferire la produzione e i marchi italiani all’estero.Non vale la pena di citarli uno per uno, non per l’aberrante abitudine di usare il pronome “loro” dietro cui spesso si nascondono complottisti e seminatori di confusione che semplicemente servono da fasullo contraltare a coloro che abbiamo fin qui elencato, ma perché un antico e autorevole concittadino dell’ormai ex-primo ministro ci avrebbe suggerito: “non ragionar di loro, ma guarda e passa”.Sono stati sepolti insieme al loro miserevole e piagnucoloso rappresentante.E non lo sono stati dall’indicazione di partiti e movimenti sempre più contraddittori e opportunisti.Non sono stati sepolti da una generica “ondata di destra”.Sono stati respinti, cacciati, seppelliti da coloro che pensavano di aver ormai in pugno. Da coloro che pensavano di aver ormai completamente soggiogato, intimorito e piegato. Quelli che un’informazione ormai indegna di questo nome non sa che definire “populisti”. Ma questi “populisti” hanno votato, dal Sud al Nord.2Sono tornati ad usare uno strumento di democrazia elettorale per sconfiggere l’antico e il morente. Come nel 1974, ai tempi del referendum sul divorzio e con risultati elettorali identici: 59% contro 41%. Soltanto che, paradossalmente, allora si era al culmine di una stagione di lotte che non aveva e non ha più avuto paragoni dal secondo dopoguerra ad oggi. Una stagione in cui le formazioni politiche di sinistra e di estrema sinistra si illudevano di avere un ruolo dirigente, mentre non erano altro che una funzione delle lotte in corso. Così come oggi gli sconfitti di cui non abbiamo fatto il nome, se non in un caso, non sono altro che una funzione del Capitale.Non è stato colpito il cuore del sistema o, come diceva un tempo qualche formazione poi sconfitta dalla storia, dello Stato. Capitale e Stato non hanno un cuore o un centro, con buona pace di chi si ostina a seguire le vicende del Club Bilderberg o della Trilateral. Stato, club, grandi fondazioni internazionali sono anch’esse niente altro che funzioni del processo di valorizzazione del Capitale.Un processo che, dopo aver fatto vittime e causato distruzioni in tre quarti del mondo per continuare ad ampliarsi e rimanere in vita, oggi è ritornato, con le conseguenze della globalizzazione e tutta la sua ferocia, là dove tutto era iniziato, nel cuore dell’imperialismo: Europa e Stati Uniti.Ma lì ha resuscitato la sua nemica di sempre, la lotta di classe che, come l’Eroe mitico dai mille volti, gli si oppone in tutti i modi possibili: leciti e illeciti, dichiarati o confusi, pacifici e violenti, cinici e/o comunitari. Lì sta il nuovo. E lì è sempre stato.E’ quello che Marx definì come “comunismo”: “il movimento reale che abolisce o stato di cose presenti”. Quello stesso Marx che, insieme al suo pari Engels, commise il suo errore più grossolano proprio nel Manifesto del Partito Comunista.Laddove sull’onda dell’entusiasmo per le lotte di liberazione nazionale del 1848 europeo finì con l’attribuire meriti progressivi eccessivi ad una borghesia che non li aveva. Non li aveva perché ovunque li avesse avuti li aveva svolti sotto la spinta implacabile di masse anonime e diseredate che premevano e rappresentavano con la loro azione la rivoluzione sociale. Masse e compiti che avrebbe poi tradito subito dopo, appena si fossero placati i fervori rivoluzionari. A partire proprio dall’aprile del 1848 o del 1948, se vogliamo ricordare il tradimento e la sconfitta dell’unico movimento che abbia realmente dato origine all’attuale Costituzione italiana: quello armato e popolare resistenziale.Ma quell’errore interpretativo di Marx ed Engels ancora si riflette nei vacui giudizi odierni sull’immaturità di coloro che si oppongono ai progetti “più avanzati” del Capitale. Nell’accusa di “conservatorismo” affibbiata tanto ai giovani che negli Stati Uniti hanno votato per Sanders come agli operai che hanno votato per Trump. La Modernità e il Progresso sembrano essere stati definiti una volta per tutte dalle necessità del Capitale e del suo Stato Nazionale e in tale chiave continuano a leggerla tanto i renziani ed i loro padrini, quanto le infinite sette di sinistra (da Lotta Comunista ai bordighisti, passando per tutte le sfumature del variegato microcosmo pseudo-marxista).Ma questo voto non appartiene a nessuno. Lo ha detto bene Alessandra Daniele nell’articolo che precede questo. Non si illudano la Destra, la Lega, il Movimento 5 Stelle, la Sinistra del PD ed istituzionale di aver avuto davvero qualche merito nell’esito di questo voto. Certo, là dove ha vinto il Sì, Toscana ed Emilia, Massoneria e affarismo legato alle Coop hanno avuto qualche peso, ma non più sufficiente per governare un intero paese. Ed è anche straordinario lo scarso peso che Camorra e Mafia hanno avuto nel voto del Sud.dosio-e-demagistris Si sono ormai troppo radicate nel Nord finanziario ed industriale per poter pesare ancora troppo sulle regioni meridionali. In compenso il tessuto sociale del Nord è risultato essere più restio ad accettare le infiltrazioni mafiose nelle più normali attività quotidiane. Occorre dirlo: c’è un mondo di persone per bene, nel senso migliore della definizione, soprattutto giovani, che non ci sta più ad accettarne i dettami. Né al Nord né al Sud e ciò costituisce una novità di non poco conto nella attuale economia politica. Soprattutto nella Napoli di Luigi de Magistris (che, non dimentichiamolo, alla manifestazione nazionale dei movimenti contro il No a Roma ha parlato dal palco insieme a Nicoletta Dosio), dove probabilmente sta succedendo qualcosa di inaspettato e positivo.I giovani non hanno votato per lo Young Pop, così come era stato definito dalla rivista Rolling Stone. E se dopo la Brexit la propaganda mediatica aveva insistito, qui in Italia, su un voto espresso da vecchi delusi contro giovani speranzosi, il voto referendario ha invece dimostrato che la maggior parte dei Sì è arrivata da un elettorato di età superiore ai sessant’anni. Pensionati impauriti, militanti incartapecoriti e risparmiatori benestanti poco propensi a significativi cambiamenti sociali. Volevano la maggioranza silenziosa? L’hanno avuta. Ottenendo così il paradossale risultato che il giovane ed aggressivo rottamatore ha potuto, alla fine, far conto soltanto sull’elettorato più anziano.Allo stesso tempo, però, l’analisi del voto ci dice che anche in Toscana il Sì ha trionfato a Firenze e ad Arezzo, ha vinto a Pistoia, Prato e Siena ma non nelle province di Pisa (dove ha sostanzialmente pareggiato) e di Lucca, Livorno, Massa e Carrara (dove ha vinto il No). Così pure il Sì ha vinto in Alto Adige, dove forse sarebbe ora di pareggiare i conti con la Storia, rimediando alla conquista italiana successiva alla Prima Guerra Mondiale e rendendo quei territori alla legittima nazione austro-tedesca. Poi stop e ben vengano le foto dei comitati per il No festanti in Piazza Maggiore a Bologna dove, per una volta è stata zittita l’anima pidista del capoluogo delle Coop, nonostante il risultato locale.bolognaAnalisti politici e giornalisti asserviti cercheranno di attribuire percentuali di voto ai vari partiti o a Renzi, quasi si trattasse di proprietà private da spartire oppure di feudi divisi, come in Afghanistan, tra vicerè filo-occidentali locali privi di qualsiasi potere effettivo se non quello di rimanere rinchiusi nei loro fortini protetti da mercenari. Se questo è il disordine che alcuni temono ed altri minacciano ben venga. Per dirla con Mao, e almeno per una volta lasciatemelo fare, “grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente”.E non ci commuoveranno le lacrime e i discorsi patetici sulla famiglia e sul giocattolo rotto dei due Giulietta e Romeo delle tenebre dell’ormai ex-governo: ci muoveranno soltanto allo sghignazzo . Sì, proprio così, seppelliti da una colossale risata. In faccia al potere, ai fantocci del capitale e alle sue bamboline di pezza.Ora arriveranno però le manovre e le minacce “più feroci” per intimorire ancora l’opinione pubblica e l’elettorato infedele. Le più prevedibili riguarderanno:1) La minaccia del governo tecnico: quasi che del 2011 in avanti tutti i governi abbiano potuto essere qualcosa d’altro. Soprattutto l’ultimo.2) Le banche. In un contesto in cui i piccoli risparmiatori sono già stati messi a dura prova dai provvedimenti europei (il bail in) e dalle spericolate operazioni di salvataggio messe in atto dal governo ai danni dei primi (Banca Etruria per citarne solo una), la minaccia che Monte dei Paschi possa saltare a seguito del voto appare davvero inutile e ridicola. Visto che, come affermano gli analisti finanziari, per MPS si tratta di “O tutto o niente. Non ci sono mezze misure nell’operazione di messa in sicurezza del Monte dei paschi di Siena, per come l’hanno pensata e organizzata i banchieri d’affari americani della JP Morgan in tandem con i super tecnici di Mediobanca. O tutti i pezzi del puzzle si incastrano al posto giusto e il Monte può ricominciare a crescere, oppure l’operazione di rafforzamento del capitale da 5 miliardi di euro salta e si dovrà ricorrere al tanto evocato spettro del bail in che prevede il sacrificio obbligatorio di azionisti e obbligazionisti della banca fino a un massimo di 13 miliardi di euro (l’8% di 160 miliardi di passività della banca). Come si è arrivati a questa situazione? I passaggi chiave risalgono al luglio scorso quando, a fronte di crescenti richieste da parte della Banca Centrale Europea sulla necessità di mettere in sicurezza del Monte dei Paschi, il premier Matteo Renzi, dopo numerose consultazioni in sede europea,ha scelto di non far intervenire lo Stato nel capitale della banca e dunque non procedere a un bail in, lasciando che la banca si affidasse alle cure di JP Morgan e Mediobanca. Insomma ha preferito la soluzione “privata” a quella “pubblica”, anche in seguito alle rassicurazioni che ricevette personalmente da Jamie Dimon, il gran capo del colosso americano, in un incontro riservato a Palazzo Chigi alla presenza di Vittorio Grilli, ex ministro del Tesoro del governo Monti e ora capo europeo proprio di JP Morgan”.3 Mentre le 8 banche a rischio di cui ha parlato il Financial Times nei giorni precedenti il referendum lo erano già prima, e da molto tempo.43) La gestione dei profughi e la difesa dei loro diritti davanti all’Europa. Certo, oggi che i “diritti umani” sembrano aver soffocato qualsiasi altra argomentazione,5 il governo Renzi sembrava essere il campione internazionale dei diritti umanitari. Bastava soltanto dimenticare non solo gli spropositati interessi delle Coop rosse e bianche nella gestione dell’”emergenza” (Buzzi e Carminati insegnano), ma anche il fatto che tale governo, impegnato nella Nato e impregnato di interessi petroliferi, è stato sempre comunque fautore di nuove guerre (Libia) e di spericolate alleanze con le forze che già sono alla base delle guerre che producono miseria , distruzione e profughi. Ma si sa, l’ipocrisia del potere non ha limiti.4) Questioni quali: contratti , pensioni, promesse. Come dire “parole, parole, parole, soltanto parole”. Vuoti e fraudolenti, come quello per il pubblico impiego oppure autentici ladrocini a danno dei lavoratori come la proposta pensionistica denominata APE (unicamente destinata a favorire, ancora una volta, le banche). oppure le favolose proposte di lavoro per i giovani contenute nel job act e nell’uso dei vaucher per l’impiego.5) La scomparsa di una sinistra di governo. Evviva! Considerato che è sempre stato questo tipo di Sinistra ad aprire le porte alla Destra e all’oppressione di qualsiasi autonoma iniziativa di classe e/o di lotta contro l’attuale modo di produzione. Con le parole odierne di Marco Damilano, vicedirettore dell’Espresso, “Con lui c’è il suo partito, il Pd, azzerato da una campagna elettorale one-man-show e ora di nuovo dilaniato dalle divisioni. La maggioranza di Renzi non esiste, né sui territori né nel Paese e forse neppure in Parlamento. La minoranza Pd nella società italiana è ininfluente. Il partito ridotto a comitato elettorale dell’americano Jim Messina, il guru che ha fatto perdere tutti i suoi clienti, ha perso ogni contatto con la realtà”. La marmaglia che ha circondato Renzi nel suo governo continua a blaterare di un 40% di votanti che lo avrebbero sostenuto per poi sostenerlo ancora in futuro. Nossignori, la maggioranza silenziosa che vi ha dato il voto per paura o per abulica fedeltà già non vi appartiene più e alla prossima tornata elettorale questo Pd difficilmente raggiungerà un risultato a due cifre.6) La richiesta di una nuova stretta alla Legge di Bilancio da parte della commissione europea e i possibili diktat della BCE. Già, come se fosse una novità. Il pretesto sbandierato dal 2011 in avanti per tagliare i diritti dei lavoratori, il servizio sanitario, l’istruzione e peggiorare le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza degli Italiani è operativo da cinque anni ormai e ha quasi smesso di fare paura. Continua a funzionare come giustificazione in alto, ma non altrettanto in basso. Il voto lo ha ampiamente dimostrato.Certo, il cammino è ancora lungo, ma il sintomo di una ripresa di opposizione dal basso c’è stato in maniera evidentissima. Lo scontro infinito con l’impero finanziario e capitalistico è ricominciato e, anche se la finestra appena aperta potrebbe rapidamente rinchiudersi, sarebbe necessario non lasciarsi sfuggire l’occasione di rappresentare un’alternativa all’esistente. Un primo picchetto è stato piantato. Proviamo ora a delineare un tracciato che non ripeta gli inutili errori e gli esempi funesti del passato. E, anche se l’uomo di fumo ha pregato gli zombi di rimanere in sella ad un azzoppatissimo cavallo ancora per qualche giorno, non è detto che la partita non possa riaprirsi già fin dalle prossime ore.

Martedì, 17 Maggio 2016 00:00

Giornata mondiale contro l’omotransfobia. Una libertà intollerabile per preti e fascisti.Il cardinale cattolico Bagnasco, presidente della CEI, si è scagliato contro la nuova legge sulle unioni civili, che nonostante limiti e mutilazioni, per la chiesa cattolica resta un affronto intollerabile alla sacralità della famiglia, già intaccata da matrimoni civili e possibilità di divorzio.In un paese dove i privilegi della chiesa cattolica restano enormi, la discesa in campo di Bagnasco non può stupire. In Italia una cerimonia privata come il matrimonio religioso è valida anche sul piano civile. Dal canto suo l’associazione dei notai cattolici annuncia il proprio ostruzionismo contro la nuova legge, contestando la sostenibilità economica delle pensioni di reversibilità per il coniuge sopravvissuto.Evidentemente i notai rischiano di perdere clienti. Le persone omosessuali, come gli eterosessuali che decidono di non sposarsi, spesso fanno ricorso al notai, per redigere testamenti che permettano al partner sopravvissuto di poter continuare ad abitare le casa comune e disporre dei beni del proprio compagno o compagna.La destra annuncia un referendum abrogativo di parti della normativa sulla nuova legge sulle unioni civili, che li irrita, nonostante sia una legge omofobica e discriminante. Una legge scritta per negare il matrimonio alle coppie dello stesso sesso, pur facendo qualche concessione, che il PD auspica paghi in vista della prossima tornata elettoriale.Un bel programma nella giornata dedicata alla lotta contro l’omotransfobia. Dopo la pubblicazione dei dati dell’Ires e la denuncia delle violenze subite da due ragazzi di Torino, colpevoli di non nascondere la loro relazione ai condomini.Vale la pena ricordare che il 17 maggio è diventata la giornata di lotta contro l’omotransfobia, perché era proprio un 17 maggio, quello del 1990, che l’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità, decise di togliere dall’elenco delle malattie mentali l’omosessualità. Sebbene esistano ancora oggi psichiatri che stigmatizzano la “disforia” di genere, oggi “ufficialmente” le persone omosessuali e transessuali non sono più considerate malate per il proprio orientamento sessuale o la propria collocazione di genere.

Mercoledì, 13 Aprile 2016 00:00

Un pomeriggio militarizzato a Bruxelles Un appello a manifestare contro la militarizzazione delle nostre vite e contro ogni potere, si chiami islamico o democratico, era stato ampiamente diffuso la scorsa settimana. L’appuntamento era stato dato per il 9 aprile in viale Stalingrad, vicino alla stazione del Midi a Bruxelles. Quel pomeriggio, la polizia ha occupato il luogo d’incontro e militarizzato un ampio perimetro attorno (fino ad Anneesens, piazza Jeu de Balles, piazza Bara e la porta di Anderlecht). All’arrivo dei primi manifestanti e fin dal dispiegamento di uno striscione proprio davanti allo sbarramento della sbirraglia, i poliziotti si avventano sui manifestanti accerchiandoli. Ne imbarcano dieci e li portano al commissariato di Anderlecht. Raggiunti poco dopo da altri 6 fermati, saranno rilasciati col contagocce durante la notte. Al commissariato, come d’abitudine, gli sbirri allungano qualche schiaffone ad alcuni recalcitranti ammanettati.Nel frattempo, altre persone che cercano di raggiungere il luogo di incontro vengono identificate dalla polizia che spiega loro che è vietato ogni raduno su ordine del borgomastro Mayeur. Verso le 19, la polizia approfitta delle forze mobilitate per fare un’altra incursione al Passage (e siamo a 3), lo spazio di lotta contro la maxi-prigione ad Anderlecht. Le compagne ed i compagni presenti vengono identificati, il posto perquisito. Un compagno viene portato via perché «ricercato» nell’ambito dell’inchiesta condotta dal giudice istruttore De Coster in relazione alla lotta contro la costruzione della maxi-prigione. Dopo una notte trascorsa al commissariato, andranno a cercarlo alcuni agenti della sezione antiterrorismo della Polizia Federale. Costoro lo portano al quartier generale in via Royale, fanno qualche tentativo per interrogarlo (il compagno rifiuterà di rispondere a qualsiasi domanda) e infine lo rilasciano.Il messaggio da parte dello Stato non poteva essere più chiaro: qualsiasi persona che osa criticare la militarizzazione in corso a Bruxelles, che rifiuta di scegliere tra due campi putridi (il califfato e lo Stato belga), che propone l’autorganizzazione e l’azione diretta come mezzi di lotta contro ogni oppressione ed ogni potere, deve aspettarsi una risposta energica.Difficile fare a meno di riflettere su alcune analogie. A Raqqa, capitale dello Stato Islamico, ogni manifestazione critica è proibita e soffocata; a Bruxelles, capitale dello Stato belga e dell’Unione Europea, ogni manifestazione critica è proibita e soffocata. A Raqqa c’è l’Isba, la polizia religiosa del califfato, capeggiata dal belga Hicham Chaib, che si accanisce contro ogni opposizione alla legge là imposta; a Bruxelles c’è semplicemente la polizia, capeggiata dal belga Vandersmissen, che si accanisce contro ogni azione in opposizione alla legge qua imposta. A Raqqa, le bombe sganciate dagli aerei occidentali non colpiscono unicamente le basi militari dei partigiani della guerra santa, ma anche gli ospedali, le banche del sangue, le scuole, la distribuzione idrica, le piazze; a Bruxelles, i kamikaze agli ordini dello Stato Islamico non colpiscono affatto le basi repressive dello Stato belga, ma si fanno esplodere nella metro e all’aeroporto. A Raqqa, ogni stampa è vietata; a Bruxelles, la stampa del mondo intero continua a esercitare pressioni sui quartieri poveri mentre la stampa belga si distingue in particolare negli ultimi tempi per il suo zelo nel mettere in atto le consegne della polizia («al fine di non nuocere alle indagini») e pubblicare, parola per parola, ciò che il governo esige. A Raqqa, distribuire un volantino, fare una scritta, aprire uno striscione che rivendica la libertà è passibile di condanna a morte; a Bruxelles, distribuire un volantino anarchico, fare una scritta contro il potere, aprire uno striscione che rivendica la libertà, può portare ad essere arrestati ed è ormai passibile di lunghe condanne in carcere per… «incitamento al terrorismo». A Raqqa, le pattuglie della Hisbah cercano di perlustrare tutta la città; a Bruxelles, le telecamere di sorveglianza perlustrano tutta la città, la polizia federale utilizza tutti i mezzi possibili (cimici, telecamere nascoste, intercettazione della posta, osservazioni, pedinamenti) per sorvegliare gli antiautoritari, e non solo.Esagerato, dite? Eppure, ogni potere ha un solo obiettivo: preservare il proprio imperio e soffocare chiunque cerchi di opporvisi. In questo, lo Stato belga e lo Stato Islamico hanno molto in comune. Ed è proprio questo che gli anarchici, i rivoluzionari e gli antiautoritari, nelle città siriane come nelle città belghe, combattono.Se a Raqqa gli attivisti rivoluzionari non chiamano più a manifestare, non è perché abbiano abbandonato la lotta contro il regime di Bashar el-Assad e il regime dello Stato Islamico. È perché lottano ormai in un altro modo, ma con altrettanta determinazione e audacia, per distruggere ciò che li opprime. Allora, se a Bruxelles…Contro ogni potere, sabotiamo la militarizzazione di Bruxelles11 aprile 2016La Cavale https://romperelerighe.noblogs.org/post/2016/04/12/un-pomeriggio-militarizzato-a-bruxelles/

Sabato, 14 Novembre 2015 00:00

Le bombe scoppiano intelligenti o meno fanno morte, paura, distruzione e spengono il pensiero. La nuova era globale aveva ed ha bisogno di un nemico pubblico riconosciuto, medianizzato, terrorizzante  on-line così come il secondo dopoguerra mondiale aveva bisogno della minaccia fredda e di un pensiero da abbattere in nome di un unico pensiero  occidentale da contrapporre all'impero del male. Economisti esperti e capi di governo occidentale, e tutto il seguito mediatico popolare, avevano un unico nemico  che paralizzava la libertà delle merci e la prosperità tutti dall'altra parte del muro.  Armamenti sempre più potenti sono rimasti inutilizzati per la polvere sollevata da quel muro polverizzato dal'implosione di un impero che ha cambiato mani, e che mani, rischiando di smascherare analisi grossolane, lasciando milioni di persone, TV giornali economisti e bombe senza più il nemico.  il 17 gennaio del 1991 segna la rottura di un limite all'intervento militare "italiano" come intervento di "polizia internazionale" (Giulio Andreotti ora qualcuno ha proposto la sua canonizzazione") in cui L'italia segna la propria politica interventista a fianco delle potenze militari imperialiste negando così quell'articolo 11 della costituzione e del principio pacifista dei padri costituenti legato al prezzo da pogo pagato dall'Italia nella sua storia. La parte più sana della minoranza italiana e mondiale segnalò questo terribile associarsi al coro dei potenti, contro un nemico che, come al solito nelle politiche intrenazionali u.s.a. fino a poco tempo prima era un "amico", lì posto proprio dalla loro "intelligence" a difendere più gli interessi usa che non quelli della popolazione. Ci si sarebbe infognati in una guerra dagli esiti incerti e forse senza fine. Non sono bastate due generezaioni di presidenti usa, padre e figlio bush petrolieri e nepotisti in barba alla democrazia interna ed alle voci mondiali contrarie ad evitare un disastro. La potente macchina del consenso ancora una volta porta l'opinione "condizionata" mondiale alla politica interventista e militare. Si cercano carte da gioco umane e armi di distruzione di massa che in realtà sono proprio usate da chi le sta cercando. Mezzo milione di persone uccise direttamente e non con le bombe intelligenti fanno il seguito al coro degli interventisti. Paura, rabbia sangue saranno gli ingredienti che arriveranno ed arrivano fino a noi per contrastare quella follia con altrettanta follia. Chi fermerà questa musica?

Venerdì, 01 Maggio 2015 00:00

LEet’s make our expo. aLtri mondi sono possibili. Expo 2015 è una macchina di immaginario seppure inceppata, in preda alla sua stessa voracità. Dopo aver prodotto tonnellate di cemento e ingoiato miliardi, affronta la sua vera sfida: vendere la devastazione del territo- rio, la rottamazione dei diritti, la vetrina per le multinazionali agroalimentari come una promessa per il futuro e cancellare dall’orizzonte “altri mondi possibili”. La crisi morde il pianeta e mentre ai confini dell’Europa (in Ucraina in Medio Oriente, in Africa) diventa guerra, qui si tra- duce in miseria. Nel frattempo chi tiene le redini della mac- china finanziaria, chi tira le fila della produzione globale di cibo ed energia, chi detiene sterminati patrimoni immobiliari ha visto aumentare la propria ricchezza e contemporaneamente ha rafforzato la presa sulle vite di miliardi di persone. Oggi la disperazione e la ribellione sono comportamenti gemelli, ma contrapposti. Una falsa promessa serve affinché la rabbia non diventi ribellione, rimanga confinata nel privato e si sfoghi al massimo come disperazione. L’ipocrisia di Expo è quella che vediamo dappertutto. Una città che volesse guardare al futuro, comincerebbe fer- mando le mire di speculatori e palazzinari, non sfrattando mi- gliaia di persone dalle proprie case. Un paese che volesse uscire dalla miseria rifiuterebbe il debito, promuovendo il reddito di cittadinanza, non rottamerebbe scuola, sanità, tutele sul lavoro. bandirebbe le guerre e non le persone ai suoi confini: non avrebbe un cimitero nel mar Mediterraneo. Un Mediterraneo adatto alla vita sarebbe felicemente meticcio e non pieno di rancori nazionalisti e integralisti. Un mondo che volesse allontanare l’apocalisse ambientale lo farebbe rovesciando il neoliberismo, non affidando alle mul- tinazionali l’opportunità di “lavarsi la faccia” con una patina di verde... Ma sarebbe un altro mondo se scommettessimo che è possi- bile, non una favola ipocrita. Serve un pensiero globale capace di guardare con complicità alle tantissime lotte del pianeta: per la terra, la libertà, la dig- nità, l’eguaglianza nei diritti e nelle condizioni materiali. Sarà impossibile senza un agire locale fatto di solidarietà quotidiana che diventa ribellione allo stato di cose presenti, di mutuo soc- corso che diventa organizzazione, di rivendicazione che non ha il sapore dell’impotenza ma della forza di chi si batte assieme.

Giovedì, 12 Febbraio 2015 00:00

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Così si presentava negli anni novanta (si avete letto bene 90 molto prima di FB e tanti altri siti!) www.pizio.com Nel 2014 è stata pubblicata una nuova versione, che è sotto i vostri occhi, con l'intento di dare una nuova veste al sito ampliandolo per gli utenti che hanno ora la possibilità di iscriversi, pubblicare articoli, ascoltare musica, fare commenti, pubblicare e scaricare foto e altro ancora. Purtroppo la Cantina Uno per Uno non produce più alcun nettare divino, il net Nando sta faticosamente riportando in auge tale buona pratica, date un piccolo sguardo al suo lavoro:  
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      Lunedì, 28 Luglio 2014 00:00

      Paroles et musique de Jacques Debronckart

       

      Vous n'êtes pas aux Monuments aux Morts
      Vous n'êtes même plus dans les mémoires
      Comme vos compagnons de la Mer Noire :
      Vous êtes morts et deux fois morts.
      A vos petits enfants l'on ne répète
      Jamais comment finit leur grand-papa :
      Il y a des chos's dont on ne parle pas,
      Mutins de mil neuf cent dix-sept

      Sur votre dos, les Joffre et les Nivelle
      Faisaient carrièr' dans les états-majors,
      Leur humeur décidait de votre sort :
      Aujourd'hui qui se le rappelle ?
      Au lieu de s'emmerder en garnison,
      Au lieu de piétiner au même grade,
      C'était le temps béni de l'empoignade,
      Vous parlez d'un' belle occasion...

      Vous aviez fait tant d'assauts inutiles,
      Juste pour corser le communiqué,
      Vous vous sentiez tellement cocufiés,
      Telle'ment pris pour des imbéciles,
      Que vous avez voulu que ça s'arrête,
      Cet abattoir tenu par la patrie,
      Cette nationale charcuterie,
      Mutins de mil neuf cent dix-sept

      Avant l'attaque arrivaient les cercueils
      Et vous coupiez votre pain sur leurs planches,
      Tout juste si le crêpe à votre manche
      N'annonçait votre propre deuil.
      Par malheur, la France n'était pas prête,
      Se révolter lui paraissait énorme,
      Ell' bavait encore devant l'uniforme,
      Mutins de mil neuf cent dix-sept

      L'Histoir' vous a jetés dans ses égouts,
      Cachant sous les flots de ses Marseillaises
      Qu'un' bonne moitié de l'armée française
      Brûlait de faire comme vous.
      Un jour, sortirez-vous des oubliettes ?
      Un jour verrons-nous gagner votre cause ?
      J'en doute, à voir le train où vont les choses
      Mutins de mil neuf cent dix-sept,
      Mutins de mil neuf cent dix-sept

       

      Traduzione in Italiano

      I RIBELLI E I DISERTORI DEL 1917

      Voi non siete sui monumenti ai Caduti
      e non siete neanche più nei ricordi
      come i vostri compagni del Mar Nero :
      voi siete morti, e rimorti.
      Ai vostri nipotini mai si ripete
      com’era morto il loro nonno :
      ci sono cose di cui non si parla,
      ribelli e disertori del 1917

      Sulle vostre spalle, i Joffre e i Nivelle
      facevano carriera negli stati maggiori,
      il loro umore decideva della vostra sorte :
      oggi, chi mai se ne ricorda ?
      Invece d’annoiarsi in guarnigione,
      invece di non avanzare mai d’un passo,
      era il tempo benedetto d’incazzarsi,
      parlavate di una bella occasione…

      Avevate fatto tanti assalti inutili
      giusto per rimpinzare il bollettino,
      vi sentivati a tal punto presi per il culo,
      presi a tal punto per degli imbecilli,
      che avete voluto farla finita
      con questo macello gestito dalla patria,
      questa macelleria nazionale,
      ribelli e disertori del 1917

      Prima dell’attacco arrivavano le bare
      e tagliavate il pane sulle loro assi,
      mancava poco che il lutto che portavate al braccio
      non annunciasse già la vostra propria morte.
      Per disgrazia la Francia non era ancora pronta,
      rivoltarsi le pareva davvero enorme,
      sbavava ancora davanti all’uniforme,
      ribelli e disertori del 1917

      La Storia vi ha gettati nelle sue fogne
      nascondendo a fiotti di Marsigliesi
      che una buona metà dell’esercito francese
      ardeva di fare come voi avete fatto.
      Uscirete un giorno dal dimenticatoio ?
      Vedremo un giorno vincere la vostra causa ?
      Ne dubito, con la piega attuale delle cose,
      ribelli e disertori del 1917,
      ribelli e disertori del 1917.

       

       

      "Les mutins de 1917", scritta e incisa da Jacques Debronckart per il suo primo album del 1917, ha condiviso in Francia la stessa sorte de Le Déserteur, per il suo argomento assolutamente indigeribile e per il suo antimilitarismo. Volendo, la sua sorte è stata ancora più dura di quella riservata al capolavoro di Boris Vian: ha subito infatti una censura ufficiale da parte delle autorità francesi per 30 anni esatti. E' stato solo nel 1997, quando Debronckart era già morto da quindici anni, che Serge Utgé-Royo ha potuto reinciderla e riportarla alla luce e alla memoria nel suo album "Contrechants de la mémoire".

      Questa canzone parla dei ribelli e dei disertori fucilati nel 1917, durante la "Grande guerra".
      Logico, nei confronti di essa, lo stesso accanimento che la "Francia eterna", guerriera e a volte colonialista, ha riservato a Vian e alla sua canzone. Debronckart ha dato voce a coloro che la storia aveva non solo lasciato muti, ma anche coperto con la polvere dell'ignominia. Un atto di giustizia elementare, semplice e bella.

       

      Video collegato

      Domenica, 08 Giugno 2014 00:00

      Sabato, 26 Aprile 2014 00:00

      Gino unica pantera ke ha resistito alla Ruberti e a tutti quello che volevano cacciarci!

       

      grazie babbo unico Sindako de Roma.

       

      Da sabato hai lasciato più soli migliaia di studenti e studentesse, non ke tutti quelli ke ti avevano konosciuto.

       

      Cerkeremo di ricordati kosi felice dentro l'auletta Liberata dai CP e okkupata x tutti!